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La chiave del successo in azienda è l’attenzione al dipendente

Come fa un’azienda ad attrarre, coinvolgere e naturalmente far rimanere fedele un dipendente, e coltivare nel tempo il suo talento?
Come fa un’azienda ad attrarre, coinvolgere e naturalmente far rimanere fedele un dipendente, e coltivare nel tempo il suo talento? Questa domanda rappresenta il focus centrale del benessere del dipendente che per poter garantire al meglio la sua performance, è importate abbia costantemente i giusti stimoli per rimanere concentrato sugli obiettivi della sua carriera, e in generale sul business in cui è coinvolto.
Come viene riportato in un articolo del Sole 24 Ore, il vero gioco dell’ “attaccamento” del dipendente all’azienda sta, come in qualsiasi altro tipo di relazione extra-lavorativa, nella creazione e nel mantenimento della fiducia.
Occorre, anzitutto, mettere il dipendente al centro dell’organizzazione, ossia ascoltarlo. Sempre più studi starebbero infatti confermando che uno stile partecipativo nei confronti di un collaboratore contribuirebbe notevolmente ad aumentare la performance lavorativa del dipendente e, di riflesso, dell’intera impresa.
Si tratta, in poche parole, di quanto l’azienda soddisfi realmente i bisogni delle persone e le loro aspettative: dalla soddisfazione intrinseca legata al lavoro svolto, all’ambiente, alla leadership, i colleghi, i compensi, la cultura organizzativa e altro ancora.
In questo senso, i vantaggi per il business sarebbero evidenti. Quando invece vi è un’incoerenza tra ciò che viene promesso e la realtà circostante, le conseguenze sarebbero piuttosto critiche per tutti, non solo per ciò che riguarda l’allontanamento graduale dei talenti, ma in particolare per il calo generale di motivazione e di performance da parte di chi rimane.
La crescita della sfiducia nel contesto di lavoro può portare ad uno scollamento della persona rispetto agli obiettivi personali della sua carriera, un disorientamento nei confronti del suo progetto di vita/lavoro: stress questo che si può ripercuotere non solo in ufficio ma anche, e soprattutto, a casa.
Saper riconoscere questi sintomi potrebbe essere già un primo passo per poter pensare a possibili criteri di intervento, come ad esempio la condivisione di esperienze particolarmente critiche con un consulente al di fuori del proprio contesto di lavoro.

Link: IL SOLE 24 ORE

 





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